Commercio: la Filcams fa harakiri!

“In hoc signo vinces” sembra esser stata la frase apparsa in cielo a Costantino prima della battaglia vittoriosa di ponte Milvio su Massenzio nel lontano inizio del IV secolo D.C. Questo strano connubio tra la croce portata sui loro scudi dai legionari romani ed i rappresentanti dei lavoratori del commercio firmatari della recente intesa (Confcommercio) potrebbe anche far sorridere ma,a detta di quanto è riecheggiato al recente direttivo nazionale della Filcams del 13 aprile scorso a Roma, questo legame col “segno” sceso dal cielo si materializza in un “sano pragmatismo” di circostanza che si trasforma ormai costantemente in quella perfida molla giustificazionista della “firma ad ogni costo” di ogni rinnovo contrattuale in casa CGIL. Nel patto stipulato di recente c’è di tutto e di più e la realtà supera la fantasia anche se quest’ultima era stata messa a dura prova grazie al Job Act di renziana ignobile fattura.
Con questo rinnovo contrattuale si liberalizza il lavoro domenicale (con buona pace di Papa Francesco ormai ridotto ad icona preservatrice di valori e virtù del fine settimana superati addirittura a destra dalla stessa FILCAMS), si concedono ulteriori liberalità sugli orari di lavoro (per 16 settimane gli operatori del settore potranno anche lavorare fino a 44 ore e deciderà il padrone se pagare lo straordinario o farti “riposare” quando sarà più opportuno per lui ovviamente), si riconoscono solo 85 euro di aumento a regime per un contratto scaduto da oltre un anno senza alcun esborso da parte padronale per il periodo di ultravigenza e si consolidano ulteriormente gli enti bilaterali vero “cuore” pulsante di tutto un coacervo di interessi che si continueranno a spartire datori di lavoro e organizzazioni sindacali “firmatarie del seguente CCNL” così come recita l’accordo dando il monopolio della loro gestione principalmente a CGIL, CSIL e UIL.
Detto tutto? No, manca qualcosa; ciò che riesce persino a far impallidire il Job Act e chi non avrebbe mai pensato di averlo voluto contrastare sbattendolo fuori dalla porta il 12 dicembre scorso con lo sciopero generale e vederselo quindi rientrare (nella sua versione ancora più servile) dalla finestra con il CCNL in oggetto. Viene infatti previsto per alcune tipologie di lavoratori neoassunti (un anno) il “sottoinquadramento” di ben due livelli per i primi sei mesi, di un livello per gli ulteriori sei estendibile per ulteriori 24 se il contratto viene trasformato a tempo indeterminato. Inaudito!
Tutte queste “chicche” vanno ad arricchire diverse realtà del settore distribuitivo di cui la maggior parte della componente lavorativa sono donne verso il quale si scaricheranno integralmente ritmi e carichi di lavoro sempre più intensi. Ma dov’è finita tutta la retorica contro la violenza sulle stesse donne propagandata dalla CGIL fino alla nausea l’8 marzo scorso? Cosa c’è di più violento nel far lavorare una donna a queste “nuove” condizioni in un contesto specifico sempre più gravato inoltre dallo stesso aumento dell’età pensionabile? Sono domande che difficilmente potranno trovare risposte adeguate in chi effettivamente sembra non avere più alcun riferimento con la dolorosa condizione di circa un milione e mezzo di lavoratrici/ori. C’è da dire che l’altra grande associazione datoriale (Federdistribuzione) con una lettera ha prontamente comunicato che non applicherà quanto sopra sottoscritto e nel frattempo anche la componente cooperativa sta a guardare. Si attendono tempi migliori o nuovi succulenti regali visto il clima da “saldo dei diritti” fuori(?) stagione? Staremo a vedere anche se, con questa firma, si registra un salto politico negativo in cui è evidente che la “battaglia” conto il Job Act almeno in FILCAMS è definitivamente abbandonata e che quanto sopra potrà rappresentare l’architrave futura di “nuovi modelli” di impianto contrattuale anche per altri settori della categoria e non solo (non ultimo il Turismo chiamato allo sciopero il 15 aprile scorso).
I diversi segretari (lavoratori pochi come sempre) che si sono avvicendati dal palco del direttivo nazionale di cui si accennava prima, hanno , bontà loro, decantato le lodi di questo grande risultato (IL SOLE 24 ORE li aveva in verità preceduti qualche settimana prima)al punto che ,consapevolmente o meno, hanno dimostrato perlomeno di essere entrati nell’unico “supermercato” che sembrano conoscere: quello in cui si smercia una propaganda celebrata senza limiti e senza alcun ritegno. Nelle assemblee in cui si discuterà il tutto c’è da augurarsi che almeno una folata di verità giunga alle orecchie di qualche delegato consapevole di quanto sia successo e che anche da questa ennesima sconfitta ci si renda conto che questa burocrazia va combattuta nella prospettiva della costruzione di quel sindacato di classe di cui ha tanto bisogno il nostro paese anche in questo settore.

Enrico Pellegrini “Il sindacato è un’altra cosa” FILCAMS CGIL

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