Fincatieri, Marghera. Sciopero riuscito!
Comunicato di Francesco Doro
Oggi mercoledì 25 marzo i lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Marghera – circa mille lavoratori diretti e circa duemila delle ditte in appalto – hanno incrociato le braccia.
Lo sciopero di tre ore ad inizio di ogni turno proclamato dalle Rsu è riuscito con il massimo dei consensi. Già dalle cinque del mattino i compagni hanno cominciato a presidiare le tre portinerie di accesso e alle 7,00 in via delle Industrie si era già formata una coda di camion che superava il chilometro.
Lunedì scorso Fim e Uilm hanno indetto un’ assemblea nell’intento – in risposta alla posizione di chiusura aziendale sulla trattativa in corso – di fare passare la proposta della loro piattaforma, ma i compagni della Fiom hanno chiamato i lavoratori in massa a partecipare e hanno presentato un ordine del giorno che vincolava tutta la Rsu a una azione unitaria per contrastare l’arroganza di Fincantieri, pretendendo che ogni eventuale accordo sia sottoposto al voto vincolante dei lavoratori. Una proposta passata con un solo voto contrario, in seguito alla quale sono scattate tre ore immediate di sciopero.
Poi nel giorno seguente la Rsu si è riunita sul da farsi, e sotto la pressione dei lavoratori che irrompevano dentro la sala riunioni spingendo per la continuazione della protesta in rispetto della votazione fatta il giorno prima in assemblea, la Fim e la Uilm hanno dovuto cedere sullo sciopero unitario di oggi.
I lavoratori di tutto il gruppo sono in mobilitazione. Giovedì 26 si sciopera nello stabilimento di Ancona e venerdì in quello di Monfalcone, mentre i lavoratori di Riva Trigoso, dove c’è il rischio di chiusura, sono in sciopero ad oltranza.
A marzo scade l’integrativo aziendale e Fim e Uilm useranno questo come pretesto per sfilarsi dalla lotta a loro imposta, per cercare di fare passare la propria proposta come necessario male minore di fronte a un salario decurtato dalla mancanza dei soldi erogati dall’integrativo.
E’ evidente che bisogna alzare il tiro.
I lavoratori di Fincantieri oggi come due anni fa hanno dimostrato la loro volontà di combattere, ma la forza di questi è stata al tempo piegata da una sbagliata strategia della Fiom, legata anche al fatto di non volere effettivamente contrastare la proposta dell’azienda: quella di gestire la vertenza sul famoso regime degli orari del sei per sei stabilimento per stabilimento, dividendo così da subito i lavoratori e il loro potenziale di lotta. Questa volta invece l’integrativo di gruppo è l’elemento unificatore per tutti gli stabilimenti.
Allora per riuscire a condurre la battaglia su un terreno che non sia fallimentare bisogna uscire dallo schema degli scioperi di tre ore, necessita avviare da subito una cassa di resistenza per sostenere una lotta che necessariamente per essere vincente dovrà essere unitario di gruppo e di carattere prolungato.
Francesco Doro

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