La via stretta di Tsipras

di Sergio Bellavita

di Sergio Bellavita – Colpisce, sebbene fosse ampiamente prevedibile, il clima di quasi unanime sostegno, simpatia e speranza che parte rilevante dell’establishment mondiale riserva ad Alexis Tsipras. Si cerca in ogni modo di esorcizzare il pericolo di un contagio a livello europeo, di minimizzare lo schiaffo pesantissimo subito dalla Troika, di inglobare Syriza nell’alveo delle forze responsabili e compatibiliste. Si sonda il terreno per capire quanto e come si può corrompere un’esperienza che, se rispondesse davvero in maniera coerente alle speranze di chi l’ha sostenuta, sarebbe esplosiva per i fragili equilibri di un capitalismo in pessime condizioni che continua a sopravvivere a se stesso solo perché senza nemici. Tsipras non si misura solo con i criminali difensori dell’austerità e di un rigore economico che ha sacrificato il popolo Greco per garantire lauti interessi alla finanza. Il debito è in sostanza il pretesto su cui agiscono i governi, non solo d’Europa, per restaurare il pieno dominio d’impresa sul lavoro umano che la globalizzazione e la crisi del capitale pretendono. Bloccare e invertire il processo di liquidazione dello stato sociale, accrescere i salari, le pensioni e ripristinare la contrattazione collettiva in Grecia è possibile solo se lo Stato torna ad essere autorità economica, industriale. Solo se contestualmente si avvia un piano straordinario ,massiccio di un nuovo intervento pubblico in economia e nel sociale. E solo se si rompe davvero con il giogo del debito cancellandolo unilateralmente. Bisogna avere la consapevolezza che la dimensione di queste scelte è tale che inevitabilmente porterebbe la quasi totalità di coloro che oggi salgono sul carro di Tsipras a prenderne le distanze inorriditi, aprendo così ad uno scenario straordinario e al contempo drammatico per il popolo Greco. Riconquistare la propria sovranità sociale , politica ed economica significa mettere in conto una fase di transizione difficilissima. Sbaglia chi pensa che esistano spazi di negoziazione sul debito che non siano il semplice ulteriore dilazionamento nel tempo degli impegni assunti da tutti i paesi. E’ evidente che gli interessi che stanno dietro al debito non sono tali, in questa fase dell’economia mondiale, da poter essere ricondotti a scelte di grande spessore politico simili a quelle messe in campo nel dopoguerra per favorire la ricostruzione. I debiti non si faranno cancellare pacificamente e democraticamente. Per queste ragioni il governo Greco è davanti a scelte ardue e coraggiose ma ineludibili. Per rispondere oggi ai bisogni sociali del popolo Greco serve molto di più di una scheda nell’urna. Occorre che il trionfo di Syriza alle elezioni sia solo l’inizio di quel rivolgimento sociale indispensabile, di quella rivoluzione senza la quale alla Grecia non verrà concesso di liberarsi dalla schiavitù del debito.