Milano: Agenzia delle entrate

Agenzia delle Entrate: i lavoratori non ci stanno a fare i capri espiatori della rabbia sociale e alzano la testa.


Milano, 14.10.2014
Per non prenderla sempre nel Cud: questo lo slogan semplice e immediato con cui le RSU dell’Agenzia delle Entrate e del Territorio hanno accompagnato l’indizione dell’Assemblea metropolitana milanese di lunedì scorso. In  centinaia e per la prima volta uniti i lavoratori di tutti gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate di Milano e della neo accorpata Agenzia del Territorio
Le RSU hanno dato il via: i rappresentanti eletti dai lavoratori fanno da traino ai percorsi di mobilitazione dal basso rivendicando la piena autonomia del ruolo loro assegnato nelle dinamiche sindacali
E lo fanno con le idee ben chiare, tutte contenute in un ordine del giorno stilato per il Governo.  Un documento che apre con una chiara presa di coscienza collettiva “Le lavoratrici e i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate e del Territorio dell’area metropolitana di Milano riuniti in assemblea il 13 ottobre 2014, sono pienamente consapevoli, sia come cittadini che come lavoratori, della crisi economica e sociale che attraversa il nostro paese, e della necessità di un serio processo di riforma che consenta a tutti, nessuno escluso, di essere protagonisti e partecipi del cambiamento.
Cambiamento non significa cancellazione dei diritti, nascondendosi dietro il paravento che “così vuole ora l’Europa” o “il mercato”, o che è “una necessità perché non tutti possono godere degli stessi diritti”. Si propone un processo al contrario, quasi che il progresso corrisponda a far retrocedere tutti, invece di estendere i diritti a chi non ne gode.
Si considera il mercato come il deus ex machina invece che uno strumento che può produrre un benessere più ampio e diffuso, ma solo se regolato dalla politica. Si subisce la trasformazione dell’Europa in una società per azioni, con soci forti che dettano le loro regole e altri che devono solo subire, dimenticandosi degli ideali che hanno portato il nostro paese a essere uno dei fondatori dell’Europa”
L’Assemblea è convocata per le 09.30 ma appena poco dopo la fissazione del suo inizio  si capiva che la sala non avrebbe contenuto la fiumana. Si decide, tutti insieme, di spostarsi verso il salone dell’Agenzia del Territorio, rimasto chiuso per l’altissima adesione del personale.
Diversi i temi oggetto dell’Assemblea: tutti contenuti in un  ordine del giorno,frutto del lavoro di redazione congiunto  delle RSU e corredato da un allegato tecnico in cui sono contenute lavorazione per lavorazione criticità, intuizioni, consigli da attuare
Si parte dai temi cardine- macronazionali: il mancato rinnovo dei contratti e la Riforma della PA per arrivare a temi più specifici e sentiti dal personale quali i carichi di lavoro, il bizantinismo delle norme in materia tributaria, la critica al modello aziendalista degli obiettivi, la farraginosità delle procedure con il loro riverbero nelle condizioni di lavoro, la disomogeneità, i repentini mutamenti e la mancanza di chiarezza nelle regole da applicare
Ma soprattutto emerge forte e chiara la volontà di non essere disposti a diventare il capro espiatorio della rabbia sociale.  Di essere i primi a volere denunciare di essere vittime, nella doppia veste di cittadini e lavoratori. Di essere quelli che ci mettono la faccia ma di non essere disposti a pagare il prezzo di precise scelte politiche e di precise campagne mediatiche tese a scardinare nell’immaginario collettivo la dignità delle Pubbliche funzioni e lo smantellamento del concetto stesso di servizio pubblico
Emerge poi, al di là delle facili petizioni di principio,  la richiesta di semplificazione, che “ non è un’opzione, bensì l’unica vera riforma: invece assistiamo al moltiplicarsi di norme, e soprattutto di procedure. Non solo il cittadino o l’imprenditore, ma lo stesso dipendente pubblico, andando a dormire, non è sicuro, che le procedure utilizzate il giorno prima saranno le stesse il mattino dopo! Le lavoratrici e i lavoratori  accettano la sfida di essere la faccia dell’Amministrazione ma vogliono essere messi nelle condizioni di dare risposte, chiare, omogenee e in tempi certi.”

La mattinata prosegue. Anche la sala del Territorio si riempie in pochissimo tempo. Gente ovunque, un brusio assordante. I sindacalisti si alternano col megafono, offrendo in più di un’occasione la parola ai lavoratori.  Le RSU, che avevano già messo in preallerta su un  possibile corteo la Questura di Milano, cercano di organizzare un corteo verso la Prefettura. Dopo un’attesa di almeno mezzora, quando tutto sembrava pronto per il corteo, la Questura presente sul posto comunica che il corteo non è autorizzato e che si, “potete andare, ma noi vi denunciamo. Potete rimanere qui in presidio ma non potete fare il corteo”. Grande delusione sia tra i sindacalisti che tra i lavoratori. Si decide di fare un giro simbolico intorno al palazzo, al grido di contratto, contratto. Centinaia di ombrelli sfidano la pioggia ormai scrosciante. Nel frattempo una parte dei sindacalisti sale a colloquio con il Direttore Regionale, a cui consegna copia dell’ordine del giorno. Dopo il piccolo presidio l’Assemblea riprende. I sindacalisti a colloquio con il Direttore regionale riferiscono in Assemblea che lo stesso Direttore ha preso l’impegno di convocare al più presto un tavolo sindacale.
Sotto un temporale fortissimo  una delegazione di rsu e sigle  si reca dal Prefetto per consegnare l’ordine del giorno all’indirizzo del Governo. Ordine del giorno in cui si chiede espressamente “di mettere in campo tutte le azioni necessarie a sostegno dell’iniziativa, a partire dalla denuncia dello stato di agitazione del personale”
In questo documento sono state evidenziate la responsabilità della classe politica che “deve  superare la tentazione dell’ ”azzeccagarbugli” innamorato del proprio potere di scrivere”  e  i timori di una pervicace volontà di indebolire lo Stato, discusso e infangato nel suo ruolo e nella sua reputazione,il bizantinismo di una legislazione non organica e frutto di logiche emergenziali più che sistemiche
Emerge chiaramente la stanchezza e il rifiuto di essere considerati dalla cittadinanza come sadici e accaniti delle carte bollate laddove  si applicano  norme decise dal Parlamento e si adottano  prassi decise dai dirigenti nazionali e locali.  Emerge la paura di dover ancora subire episodi di violenza fisica e verbale per aver svolto onestamente il loro lavoro
Questi sindacalisti e lavoratori per primi affermano che “ il fisco deve produrre risorse per il funzionamento della macchina dello stato e per l’esercizio della cittadinanza, non deve essere oppressione e che si tratta di passare dall’oppressione dei cavilli preliminari alla ordinarietà e serietà delle verifiche”
Milano ha dato un segnale importante: questi lavoratori  hanno piena consapevolezza del ruolo di garanzia che svolgono nei confronti della cittadinanza ed è con la stessa che hanno cominciato a parlare.

Lascia un commento