ODG Funzione Pubblica
Il Comitato Direttivo FP CGIL ritiene del tutto inaccettabile la cosiddetta riforma della Pubblica Amministrazione voluta pervicacemente dal governo Renzi attraverso lo strumento del Decreto Legge, il DL 90/14 poi convertito in legge. In sostanziale continuità con il disegno già perseguito dall’ex ministro Brunetta, il Governo Renzi/Madia, attraverso il sostegno di una incessante campagna mediatica, ripropone al Paese l’immagine di una P.A. dal “grasso che cola”.
Oltre i programmi demagogici, in realtà è di comune osservazione il consistente e drammatico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro nel pubblico impiego, l’estensione di vaste aree di precariato, l’inadeguatezza ormai cronica dei servizi rispetto ai bisogni dei cittadini e lo smantellamento progressivo degli stessi, con l’obiettivo di una loro privatizzazione.
La cosiddetta “riforma”, in concreto, contrasta in diversi punti le tutele e i diritti garantiti dalla legge 300/70 (Statuto dei lavoratori).
Ai/Alle lavoratori/trici viene resa obbligatoria la mobilità forzata, con il trasferimento coatto entro 50 km. A seguire c’è il demansionamento. La sua prima applicazione avverrà grazie alla mobilità stessa e agli effetti della spending review: il lavoratore pubblico, per evitare di essere licenziato dopo 2 anni di “disponibilità”, potrà chiedere una mobilità “volontaria” con decurtazione salariale e del percorso professionale acquisito. Viene confermato il blocco del turn over, quando vengono addirittura stimati a quasi 100.000 i vincitori e gli idonei di concorsi già effettuati e che non vengono assunti, anche per effetto del combinato disposto della riduzione delle piante organiche con la spending review. Vi è poi una riduzione del 50% dei distacchi e dei permessi sindacali previsti per le Organizzazioni Sindacali. Pur essendovi differenza tra i due istituti e le due diverse forme di “agibilità” sindacale, è in ogni caso inaccettabile il carattere unilaterale e autoritario di tale provvedimento. In particolare, il dimezzamento dell’istituto dei permessi sindacali, ormai nel loro insieme al di sotto dei minimi previsti dalla legge 300/70, rappresenta un pesante attacco alle possibilità di lavoratori/trici a organizzarsi sindacalmente sui posti di lavoro a difesa dei propri diritti.
Infine, da ultimo, l’annunciato blocco dei salari anche per il 2015 è la risposta ufficiale a chi da 5 anni si ritrova con un contratto bloccato e migliaia di euro in meno. Secondo stime della CGIL, solo per effetto dell’aumento del costo della vita in questi ultimi 5 anni, la media di decurtazione salariale mensile nel pubblico impiego è di 260 euro, senza contare i conseguenti effetti su TFR/TFS e sul calcolo delle pensioni. D’altra parte, nel DEF presentato dal governo Renzi in aprile già si preannunciava il blocco dei contratti anche per gli anni prossimi venturi.
La misura è colma da tempo! Occorre uscire dall’inerzia! Il movimento sindacale deve porsi l’obbiettivo di una iniziativa complessiva che sappia rispondere a questo attacco alle condizioni salariali e di vita dei/delle lavoratori/trici e al drastico ridimensionamento di tutele e diritti. La mancanza di una iniziativa adeguata produce altrimenti sfiducia e rassegnazione.
Pertanto il Direttivo Nazionale della FP CGIL intende dare avvio a una ampia mobilitazione, a partire da una campagna di informazione e consultazione, promossa anche insieme alle RSU nei luoghi di lavoro, attraverso assemblee, affinché tutti/e i/le lavoratori/trici possano discutere e decidere i punti delle necessarie piattaforme per il rinnovo dei CCNL nei diversi settori del pubblico impiego.
Il Direttivo Nazionale della FP CGIL è impegnato a produrre entro settembre le proposte per tali piattaforme, che dovranno contenere l’obbiettivo del recupero salariale almeno di quanto perso in questi 5 anni di blocco contrattuale, la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, il rifiuto della cosiddetta “produttività individuale”, il ripristino di tutele e diritti cancellati dai provvedimenti del governo Renzi/Madia e da quelli precedenti, il rilancio della contrattazione integrativa e decentrata sui posti di lavoro, anche nel sistema degli appalti, la difesa e il potenziamento dei servizi pubblici, la definizione di contratti di filiera che unifichino settori pubblici e privati (sanità pubblica/sanità privata, Enti Locali/cooperative, ecc.).
Questo percorso dovrà contenere altresì un’ampia e capillare informazione indirizzata alla cittadinanza tutta, territorio per territorio, l’informazione, il confronto e la solidarietà con i/le lavoratori/trici e i/le delegati/e sindacali delle altre categorie dei settori privati, e va proposto a tutte le Organizzazioni Sindacali presenti nei vari comparti della P.A.che si dimostrino disponibili.
Nell’ambito di tale mobilitazione generale, contro il governo Renzi e i suoi provvedimenti, il Direttivo Nazionale della FP CGIL decide di proclamare lo sciopero generale di una intera giornata di tutti/e i/le lavoratori/trici dei settori pubblici, da attuarsi entro il mese di ottobre.
La costruzione di un percorso da articolare a livello territoriale deve necessariamente comprendere il blocco degli straordinari e la proclamazione di ulteriori 8 ore di sciopero.
Respinto con 5 voti a favore.
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