Riforma della PA

Attacco alla P.A. e blocco del Contratto, ennesima puntata. Articolo di Mario Iavazzi


Renzi ha dichiarato che è giunto il momento di semplificare la pubblica amministrazione, di sburocratizzarla, di renderla più efficiente, il governo questa volta fa sul serio. Alla lettura del Dl. 90 della ministra Madia, poi convertito in legge subito prima delle vacanze agostane del Parlamento, si capisce che di serio c’è un nuovo attacco all’impiego pubblico e ai servizi, in netta continuità con le scelte dei precedenti governi, e se possibile, in maniera ancora più profonda.
Nuove privatizzazioni
Renzi e Madia hanno deciso di aprire dapprima una fase di “consultazione” nel mese di maggio con tanto di lettera agli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici nella quale si indicavano 44 punti di riforma, “consultazione” che è stata un vero flop per le scarse dimensioni di coinvolgimento dei lavoratori, nonostante il credito dato a questa modalità da CGIL CISL UIL.
In quei punti il Governo parlava apertamente della riduzione delle aziende municipalizzate. Si rilancia, dunque, la politica delle privatizzazioni e dell’attacco ai servizi pubblici. Se a questi punti aggiungiamo l’obiettivo di modificare il codice degli appalti pubblici previsto recentemente nella bozza di Decreto “sbloccaItalia” non è difficile immaginare che dietro tutto ciò si nasconde come sempre l’apertura di spazi ai privati attraverso  il meccanismo delle esternalizzazioni e/o degli appalti, fonte importante di profitti.
Ennesimo blocco del turn over
L’articolo 3 del provvedimento, il cui oggetto è “semplificazione e flessibilità nel turn over”, in realtà parla molto chiaro: “le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici potranno procedere, per l’anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente. La predetta facoltà ad assumere è fissata nella misura del 40 per cento per l’anno 2015, del 60 per cento per l’anno 2016, del’80 per cento per l’anno 2017, del 100 per cento a decorrere dall’anno 2018”.
Il blocco parziale del turn over è in netta continuità con le scelte dei governi precedenti. E’ la spending review applicata agli organici della pubblica amministrazione che rende sempre più complicato garantire alcuni servizi pubblici.
Mobilità, demansionamento e tagli dei permessi sindacali.
Non tutto quanto è previsto nella riforma Renzi-Madia è “semplicemente” in continuità con i governi precedenti. Col nuovo decreto, infatti, saranno possibili trasferimenti coatti entro 50 km, è la mobilità obbligatoria. Il lavoratore pubblico, per evitare di essere licenziato dopo due anni in “disponibilità”, potrà chiedere una mobilità “volontaria” con decurtazione salariale e del percorso professionale acquisito, in sostanza il più classico “demansionamento”, un processo di deprofessionalizzazione inaccettabile.
All’attacco politico al Sindacato e al suo ruolo negoziale e di contrattazione degli ultimi anni si aggiunge l’attacco alle agibilità con il taglio del 50% per distacchi e permessi sindacali di sigla. La sola CGIL, complessivamente, ha visto un taglio di circa 500 sindacalisti che dal 1° settembre sono rientrati a lavorare. Aldilà delle differenze importanti tra l’istituto dei permessi (un diritto contrattuale e previsto dallo Statuto dei Lavoratori – vedi la bozza del documento dell’Area Programmatica presente su questo sito) e quello dei distacchi, questo è un attacco vero all’attività sindacale di tanti attivisti che garantiscono una presenza del Sindacato in tanti posti di lavoro. Ci sarebbero tutte le ragioni, su questo punto, per mettere in atto una mobilitazione vera ma non lo si fa per la scarsa credibilità che oggi ha il Sindacato.
In questi giorni, inoltre, la Ministra Madia ha ufficializzato il blocco dei salari dei dipendenti pubblici anche per il 2015. Come ha avuto modo di dichiarare la Segretaria Generale della FP CGIL i lavoratori hanno già perso più di 4mila euro in 5 anni. Cosa si aspetta a lanciare una piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale e una mobilitazione generale che parta dalla proclamazione di uno sciopero generale che sia effettivamente in grado di bloccare il paese?
Vertici sindacali assenti ingiustificati
Il governo Renzi gioca facile, c’è una grande forza sociale, la classe lavoratrice, che le direzioni sindacali non chiamano alla lotta. E’ possibile che saremo chiamati a deboli manifestazioni di sabato nel mese di ottobre, quando l’ennesimo attacco sarà già passato.
Non è mai troppo tardi nel decidere di cambiare le sorti della lotta di classe di questo paese. La disponibilità alla lotta, quella seria, è stata dimostrata. Non c’è altra alternativa all’ipotesi di organizzarsi e generalizzare le lotte con piattaforme e programmi avanzati in difesa del lavoro e dei servizi pubblici.

Mario Iavazzi

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