Ccnl commercio. La voracità!
Contratto del commercio
LA VORACITA’ DEI PADRONI
E LA CRISI DEL SINDACATO
Il direttivo straordinario Nazionale Filcams di venerdì 13 Giugno ha avuto come unico argomento di discussione: quello dello stato della trattativa con Confcommercio per il rinnovo del CCNL del Commercio.
L’argomento principale sul quale si è posta l’attenzione è quello della “Flessibilità” (dall’articolo 125 all’articolo 130 del vigente CCNL). In pratica Confcommercio vorrebbe carta bianca, cancellando la contrattazione di secondo livello, aumentando il limite di ore massime a settimana a 52 (ora sono 44), recuperando eventuali riduzioni di orario sotto le 40 ore utilizzando i ROL. Fisascat ed Uiltucs hanno detto che per loro si può firmare, Filcams ha posto una pregiudiziale e ha chiesto tempo. Il Direttivo di oggi doveva quindi formulare una proposta minima (sotto la quale non scendere) da portare a Confcommercio, il 16 alla ripresa delle trattative, per cercare di scongiurare l’ennesima firma separata. Degli altri temi non si è molto parlato……. nessun accenno al salario, recupero (parzialissimo) delle malattie che vengono poste come argomento che è possibile recuperare nel secondo livello di contrattazione, inaccettabilità del “lavoro intermittente”, inaccettabilità dell’estensione del part time a 8 ore e poco altro.
La discussione del direttivo straordinario ha fatto emergere una forte contraddizione che si è polarizzata intorno a due esigenze contrapposte, da una parte la necessità di rivendicare una coerenza con tutto il percorso contrattuale della categoria e che dovrebbe portare alla non firma, dall’altra la consapevolezza dell’ostilità del quadro politico e sindacale che non approverebbe l’ennesimo contratto separato e quindi arrivare alla sofferta firma.
Per usare una metafora possiamo parlare di una Filcams presa in una morsa a tenaglia. La scelta coerente di non firmare il contratto parte dalla consapevolezza che i margini di trattativa sono strettissimi e se anche tutte le richieste avanzate venissero accolte avremmo comunque un contratto peggiore di quello separato. Il non firmare il contratto sarebbe un coraggioso atto di coerenza del gruppo dirigente da poter rivendicare con orgoglio davanti a tutti i lavoratori. Nello stesso tempo c’è la consapevolezza che arrivare all’ennesimo contratto separato manderebbe in crisi il già debole asse strategico dell’ultimo congresso Cgil: linea sindacale, assunta a maggioranza, di unità strategica con CISL e UIL. La Confederazione non può certo permettersi che in una delle categorie più importanti della Cgil, presa a modello durante tutta l’assise, si arrivi all’ennesimo contratto separato. Una smentita della linea Camusso … che sarebbe troppo bruciante.
Continuando con la metafora potremmo tradurre tutto ciò in uno slogan: ”Capitolare davanti a Confcommercio o contraddire la linea Camusso?” In sintesi questo è il dilemma lacerante su cui si aggroviglia il gruppo dirigente della Filcams!
Da parte padronale Confcommercio avanza una proposta contrattuale di totale svuotamento del CCNL e, contemporaneamente, vuole l’abolizione sostanziale della trattativa di secondo livello. Vorrebbe la vittoria TOTALE sia sul terreno ideologico che politico; gareggia con un’altro modello padronale, quello inaugurato da Marchionne, ma si sa che ogni padrone compete con l’altro su chi riesce ad essere campione dello sfruttamento, ossia far lavorare di più e con meno diritti e meno salario. In questo modo Confcommercio cerca anche di recuperare le altre associazioni padronali che in questo periodo sono fuoriuscite .… con il chiaro messaggio: “ritornate c’è un CCNL che non costa nulla ed il sindacato non è più un ostacolo, anzi!”
Sul terreno ideologico il padronato propone il controllo totale sulla forza lavoro e allude ad un nuovo modello sociale: “contrattazione individuale” e sindacato fuori dal posto di lavoro. Un numero sempre più ristretto di lavoratori supersfruttati, con orari prolungati e un’area grigia di giovani lavoratori precari che costituisce ulteriore elemento di pressione per i cosiddetti “stabili”. Come leggere la richiesta padronale di CONFCOMMERCIO, apparentemente contraddittoria, che nella pratica quotidiana si traduce in accordi con le organizzazioni sindacali sulla cassa integrazione ed i contratti di solidarietà e contemporaneamente chiede l’aumento dell’orario di lavoro a 52 settimanali, se non nella logica del totale controllo della forza lavoro?
L’ultimo contratto separato, anche se conteneva deroghe al CCNL e l’odiosa normativa sulla malattia dava, comunque, spazio alla trattativa di secondo livello. In diverse aziende, nelle sue roccaforti, la Filcams è riuscita a mantenere una certa forza contrattuale migliorando addirittura il contratto nazionale, quindi, pur in un quadro di forte arretramento ed a macchia di leopardo, si è riusciti a resistere con un certo protagonismo dell’organizzazione. L’attuale proposta non lascia spazio al sindacato che vuole contrattare, neanche al più moderato; o si accetta il modello di CONFCOMMERCIO e si diventa complici, oppure si prova a farlo saltare. Non esistono più spazi di mediazione. Cisl e Uil hanno deciso, il loro orientamento strategico non è condivisibile ma chiaro, in questa fase accompagnano le decisioni padronali e si attrezzano a gestirle in modo servile. Il contratto individuale è il vero obiettivo dei padroni ed il terreno di sperimentazione su larga scala è proprio nel settore del terziario. Questo processo, del resto, è già in atto ed investe tutto il settore nel quale il sindacato è in crisi o non è presente. Nelle aziende piccole, polverizzate e disgregate, le pratiche di “contrattazione” diretta tra padrone e lavoratore cominciano ad essere pratica diffusa e la Fisascat e la Uiltucs rispondono attrezzandosi come sindacato dei servizi. La “contrattazione” individuale del lavoratore con il padrone costruisce le basi materiali di un nuovo modello sociale, con il sindacato fuori dal posto di lavoro che risponde non più ai lavoratori ma ai cittadini, erogando una vasta gamma di servizi, uffici vertenze, CAF, ecc.
La Cgil e la Filcams in particolare sono interne a questo processo di metamorfosi (infatti la Filcams insieme alla Fillea sono le uniche categorie della Cgil che hanno un proprio ufficio vertenze autonomo dalla confederazione a simboleggiare un prevalere della tutela individuale a scapito della contrattazione collettiva) ma a differenza di Cisl e Uil, la Filcams Cgil ha ancora contraddizioni interne; la sua storia, la combattività di alcuni settori, il radicamento in importanti posti di lavoro ma, anche la stessa natura di una parte dei gruppi dirigenti, sono di ostacolo a questo processo.
La crisi della Cgil ed in particolare della Filcams è evidentemente una crisi di strategia politica e sindacale; il dibattito ha mostrato tutti i limiti, l’impasse e la confusione che regnano all’interno dell’organizzazione. Nemmeno gli interventi più critici, che hanno sottolineato con forza la necessità di non firmare il contratto del commercio anche a costo di un contratto separato, hanno posto il vero nodo di fondo: quale strategia per recuperare i rapporti di forza e il potere contrattuale? come ricominciare a rivendicare diritti e salario? In nessuno di questi interventi è emersa la problematica dei rapporti di forza. Come si arriva ai tavoli di trattativa? Come si contratta? Come si risponde alla prepotenza dei padroni? Se non si mettono in campo azioni di lotta, scioperi, manifestazioni, sarà mai possibile portare a casa un contratto decente? Una problematica totalmente assente nel dibattito.
La Filcams si trova di fronte ad un bivio, o firmare questo contratto con l’innesco di una spirale al ribasso che potrebbe investire tutti i prossimi rinnovi contrattuali di categoria, oppure intraprendere ma sul serio una nuova stagione di mobilitazioni, lotte e scioperi. Questa seconda ipotesi è la più difficile sia per le scelte fatte dal gruppo dirigente Cgil, che la categoria ha condiviso con entusiasmo, che per il quadro politico del governo Renzi, quindi è la meno probabile. Ovviamente noi auspichiamo questa seconda ipotesi e lavoriamo affinché questo accada, sosteniamo tutte quelle iniziative di delegate e di delegati come l’appello “VINCE CHI FIRMA?” (http://nocontrattocommercio.wordpress.com), i pronunciamenti delle strutture territoriali, e tutte le prese di posizioni dei lavoratori contro la firma al contratto della resa.
Siamo consapevoli delle sconfitte, delle difficoltà e della debolezza della coscienza di classe ma siamo altrettanto certi che queste violente politiche di Austerity comprimano fino all’inverosimile il livello di sopportazione di settori crescenti di lavoratori e lavoratrici; scene di lotta di classe le abbiamo viste anche in settori tradizionalmente poco inclini allo sciopero e alle manifestazioni, parliamo dei dipendenti del Comune di Roma. Lo straordinario sciopero dei dipendenti comunali ci segnala che è tempo di generalizzare le lotte. L’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e contro tutti i settori popolari è GENERALIZZATO e la risposta non può che essere all’altezza dello scontro in atto con l’unificazione di tutte le lotte e le vertenze in corso.
Siamo degli inguaribili ottimisti, puntiamo alla ripresa del conflitto di classe, siamo convinti che solo con un nuovo ciclo di lotte si potranno gettare le basi per ricostruire il potere contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici.
Nando Simeone
Leonardo De Angelis
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