Lo vedi, ecco Marino…

Articolo di Armando Morgia, Rsu Cgil Comune di Roma

LO VEDI ECCO MARINO..
COSTRUIRE UNA VERTENZA GENERALE CONTRO LA GIUNTA DELL’AUSTERITY

Marino è passato alla storia di Roma…. mai tanti dipendenti in piazza contro il Sindaco di Roma

Il Sindaco Marino ad un anno dalla vittoria delle elezioni dichiarava di voler passare alla storia di questa città, e sicuramente è riuscito nel suo intento proprio venerdì 6 giugno quando 10.000 lavoratori e lavoratrici del comune di Roma in sciopero, partendo dalla piazza della Bocca della Verità hanno assediato il Campidoglio contro il taglio dei salari prospettato dalla Giunta in seguito alla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

Ancora una volta il sindaco Marino non si è dimostrato all’altezza del suo ruolo, quando il giorno prima dello sciopero non ha partecipato al consiglio comunale straordinario che discuteva proprio della questione del personale capitolino, un’assenza che dimostra la sua incapacità di confronto democratico con la città.

Ad un anno esatto dall’insediamento della giunta Marino è necessario un bilancio delle sue scelte politiche sul tema del lavoro e del personale che evidenziano il suo ruolo come quello di un servo sciocco delle politiche europee sostenute anche dal governo Renzi.

Tutto nasce dall’ennesima l’indagine del MEF, richiesta dallo stesso Marino che, incapace di proporre in autonomia alcuna riforma della macchina capitolina, si copre dietro alle criticità sollevate dal Governo sulle modalità di formulazione del bilancio, del salario accessorio dei dirigenti e dei dipendenti e del sistema delle Aziende municipalizzate.

Una indagine che va letta in parallelo al decreto cosiddetto “salva Roma” del Governo Renzi il quale prevede il completo commissariamento della Giunta e del Consiglio Comunale per le scelte politiche ed economiche, in particolare nello stesso si prevede la liberalizzazione delle municipalizzate e delle partecipate, a partire dal servizio di trasporto pubblico e di tutti i servizi affidati all’AMA, con gravi ripercussioni sui servizi e sui salari dei dipendenti oltre che la conseguente messa in mobilità di molti lavoratori e lavoratrici che rischiano il loro posto di lavoro.

Scelta in netto contrasto con quella dei cittadini romani che nel 2011 con il referendum pretesero non solo la tutela dell’acqua quale bene comune ma con la quale si opposero alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, scelta della quale il Sindaco Marino non solo non si fa garante, ma sembra invece completamente ignorare.

Se ciò non fosse ancora sufficiente nello stesso decreto e nella delibera della Giunta romana si ipotizza la richiesta di restituzione di quanto già percepito come salario accessorio dai lavoratori e dalle lavoratrici, a dimostrazione di un comportamento da contabile, cosa che ha come antesignano l’allora sindaco di Firenze di nome Matteo Renzi.

Il tutto avviene in un contesto dove negli ultimi anni i dipendenti del Comune di Roma sono diminuiti di almeno 5000 unità, in forza del blocco del turnover che è stato reiterato dal governo Renzi e con un contratto nazionale fermo dal 2009.

Ma mentre il Sindaco si mostra molto dinamico nella volontà di intervenire sul salario accessorio, si registra invece una indecente inerzia nei confronti della procedura di stabilizzazione di 146 dipendenti del Comune di Roma che dopo anni di precariato rischiano di perdere il loro posto di lavoro avendo il contratto in scadenza a fine giugno.

Tutto questo si inserisce in un contesto generale di attacco al mondo del lavoro, da ultimo la controriforma del contratto a tempo determinato e dell’apprendistato emanata dal Governo Renzi, un contesto che dopo l’attacco operato nei confronti dei metalmeccanici attraverso la Fiat di Marchionne, oggi si rivolge contro i lavoratori del pubblico impiego e delle aziende municipalizzate.

Siamo ormai evidentemente di fronte all’attuazione delle politiche dettate dall’Unione Europea e dalla banca centrale come già si è evidenziato nella lettera di Trishet e Draghi quando nel 2011 si indicava al governo italiano la privatizzazione dei servizi pubblici come la strada da seguire.

Cambiano i governi ma la strada dell’austerità continua ad essere intrapresa, ed anche in Italia, come già avvenuto in Grecia ed in altri paesi europei, si procede per far pagare la crisi ai lavoratori e alle  lavoratrici privatizzando i servizi al fine di trovare nuovo spazio al profitto per coloro che in questo paese, appena il 10% della popolazione, detengono il 45 % della ricchezza, come ci ha ricordato anche quest’anno la Banca D’Italia.

Avevamo bisogno di un Sindaco che dopo i danni di Alemanno, mettesse fine alle consulenze esterne, valorizzasse il proprio personale, innovasse l’amministrazione, difendesse l’esito referendario e la tutela dei servizi pubblici, di un sindaco in grado di tutelare il diritto alla casa contro il decreto Lupi, di un sindaco che si opponesse al patto di stabilità interno a tutela dei servizi pubblici essenziali, che guardasse alle periferie di questa città, mentre ci siamo ritrovati con un Sindaco che, senza mai e poi mai rimpiangere il vergognoso passato della precedente Giunta, gira in bicicletta per la città mentre tra una tappa e l’altro propone il taglio dei salari, esuberi e privatizzazioni.

La luna di miele deve considerarsi finita anche per chi aveva deciso di sostenerlo, è invece assolutamente necessario che i sindacati, con il protagonismo dei loro delegati, insieme ai dipendenti del Comune di Roma, delle municipalizzate e ai lavoratori e lavoratrici degli appalti , aprano una vertenza generalizzata che abbia il fine di garantire diritti e salari dignitosi da un lato, e al contempo abbia obiettivo di salvaguardare il servizio pubblico in quanto tale mettendo al centro una reale riforma della pubblica amministrazione in difesa della costruzione di un servizio pubblico e partecipato come richiesto da milioni di cittadini che con il referendum del 2011.

Armando Morgia
RSU CGIL Comune di Roma

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