Assemblea di Bologna
Sabato 7 giugno si è tenuta l’assemblea nazionale dell’area “ il sindacato è un’altra cosa” organizzata per confrontarsi, dopo le conclusioni del congresso nazionale, con la necessità di dare continuità alla battaglia politica elaborando un vero e proprio piano di lavoro.
La relazione introduttiva di Sergio Bellavita ha evidenziato che il tentativo della Cgil di normalizzare definitivamente i gruppi dirigenti non è passato. Lo testimonierebbe il fatto che il pluralismo dell’organizzazione non è stato cancellato. Abbiamo conquistato una rappresentanza nel direttivo nazionale e nelle commissioni collegate. Ma lo testimonia anche lo scontro pesante tra Landini e la maggioranza proprio sul rispetto del pluralismo nelle commissioni. In sostanza il percorso di degenerazione e cislizzazione della Cgil non si è certo arrestato ma le contraddizioni che tuttora esistono nella confederazione le impediscono al momento di diventare come la Cisl.
Per noi è tuttora aperto il contenzioso sulle tante esclusioni della nostra rappresentanza da direttivi.
Le posizioni di quella parte del gruppo dirigente , i famosi 49 autoconvocati raccolti intorno alla camera del lavoro di Milano, che nel 2002 si contrapposero alla scelta di Cofferati di non firmare il “patto per l’italia” sottoscritto da Cisl e Uil con Berlusconi e di dichiarare battaglia in difesa dell’art.18 come sola Cgil, sono oggi la direzione della Confederazione. Il congresso nazionale ha infatti sancito l’unità con Cisl e Uil a prescindere, persino dalle continue rotture nella pratica quotidiana, vedi la Rai e le tensioni sui contratti nazionali. Così come ha approvato l’accordo del 10 genniao 2014 sulla rappresentanza. La piattaforma unitaria che Cgil Cisl Uil si apprestano a lanciare per aprire il confronto con il governo è destinata a fallimento certo. Non risponde ai bisogni dei lavoratori perchè non mette in discussione le controriforme di questi anni e quindi non contempla il ricorso al conflitto e dall’altra parte incontrerà l’impeto rottamatore di un Renzi indisponibile a legittimare il sindacato. L’ennesima disastrosa nostalgia concertativa. Noi non riconosciamo l’esito del congresso, non solo perché resta aperta la questione dei brogli, ma perché non abbiamo l’intenzione di adeguarci all’esito politico del congresso. Continueremo a organizzare il dissenso, l’opposizione dentro e fuori la Cgil alle scelte che consideriamo sbagliate. Noi lavoriamo a rafforzare l’opposizione interna alla Cgil mantenendo però il baricentro dell’iniziativa nella ricostruzione del conflitto sociale. Assumiamo come asse centrale della nostra iniziativa la battaglia per la non applicazione dell’accordo del 10 gennaio chiamato “Testo Unico sulla Rappresentanza”. Sosteniamo ovunque la campagna 1 contro il 10 per sostenere la causa legale contro l’accordo.
Il piano di lavoro ci vede inoltre impegnati insieme ad un cartello di forze politiche e sociali nel controsemestre popolare in contrapposizione al semestre europeo a guida italiana. Parteciperemo alla manifestazione del 28 giugno e a quella dell’11 luglio a Torino. Vogliamo portare anche in Italia la lotta contro le politiche d’austerità.
Proponiamo la costituzione di comitati provinciali di questo cartello.
Vogliamo organizzare una festa nazionale dell’area a Viareggio nei giorni che vanno dal 24 al 27 luglio. Un momento per socializzare, riflettere, organizzarsi e interloquire con realtà, soggetti e movimenti che come noi lavorano alla ricostruzione del conflitto sociale.
Per quanto riguarda il nostro modello organizzativo è stata proposto all’assemblea l’elezione di un coordinamento nazionale dell’area con i seguenti criteri: componenti direttivi nazionali Cgil e categorie ( spi compreso); eletti/e al congresso nazionale Cgil; componenti commissioni nazionali Cgil; rappresentanza di regioni non comprese. Criteri da cui scaturisce un numero di circa 70 componenti. Il coordinamento eleggerà, nei prossimi mesi, l’esecutivo nazionale dell’area con l’obbiettivo di avere un organismo molto più snello. Si è proposta infine la costituzione di un vero e proprio progetto organizzativo dell’area sul terreno dell’insediamento e della comunicazione.
Sono intervenuti 28 tra compagni e compagne di diverse categorie e territori che hanno ragionato sui temi proposti, approvando largamente i contenuti della relazione. Molti interventi hanno provato a ragionare della complessità della costruzione dell’intervento sociale in una fase così difficile. Alcuni hanno sottolineato la centralità dell’organizzazione della nostra opposizione anche in categoria, laddove le questioni riguardano direttamente la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici. E’ emersa la proposta di fare come i compagni della Filcams che stanno ragionando di un giornalino di categoria. Quasi tutti gli interventi si sono misurati con la questione di come organizzare l’area, di come strutturarla e su quali criteri. Qualcuno ha denunciato il rischio di una burocratizzazione dell’area o di una modalità di lavoro politico legato alle appartenenze dei singoli. Le conclusioni di Giorgio Cremaschi sono state una difesa appassionata delle ragioni che ci hanno spinto a sostenere il documento alternativo e a continuare la battaglia. Cremaschi ha elencato le priorità della nostra iniziativa, le nostre iniziative contro l’accordo del 10 gennaio e la partecipazione a manifestazioni e iniziative contro la politica dell’austerità. L’assemblea si è conclusa con la votazione degli ordini del giorno, del documento conclusivo e del coordinamento nazionale. Il coordinamento dopo aver eletto il nuovo portavoce e il referente organizzativo sarà convocato entro fine luglio per definire il nuovo esecutivo.
L’assemblea ha eletto all’unanimità Sergio Bellavita come nuovo portavoce nazionale dell’area “Il sindacato è un’altra cosa” affiancato da Carlo Carelli come responsabile dell’organizzazione.
Roma 10 giugno 2014
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