Ma di quali elezioni parliamo?

Articolo di Sabina Petrucci

MA DI QUALI ELEZIONIPARLIAMO?E’ indubbio che il 25 di maggio siamo andati a votare per rinnovare il Parlamento Europeo. Vi chiederete perché faccio un’affermazione così banale, perché come al solito nel nostro paese il provincialismo politico prende il sopravvento e le elezioni sono sempre una questione interna, una resa dei conti tra i giochi politici italiani.
Vorrei quindi invece ripartire dalla veridicità del voto ovvero il Parlamento Europeo, più che l’Europa visto che l’Europa esiste esclusivamente geograficamente e non socialmente e come i risultati delle elezioni hanno dimostrato neanche politicamente.
E vorrei valutare il risultato italiano nello scenario europeo, e solo successivamente in quello italiano poiché esso ha secondo me due letture.
Cominciamo con quello che è accaduto negli altri paesi. La mia valutazione è che è avvenuto un vero e proprio terremoto in Europa, abbastanza atteso ma con sfumature inquietanti. Dico subito che le sfumature inquietanti per me non sono né il voto a Le Pen (certamente preoccupante ma anche assolutamente recuperabile dai francesi ed in ogni caso molto di protesta), né quello ungherese (il fascimo in Ungheria mascherato da libere elezioni è da tempo tollerato e sostenuto scandalosamente dall’establishment dell’EU).
Il vero terremoto sta nel voto Danese, inglese e tedesco e il crollo dei socialisti in Francia.
In Danimarca vince un partito non antieuro (c’è da ricordare che la Danimarca non è uno dei paesi della zona Euro e possiede ancora la sua corona danese) ma antisud dell’Europa. Vince ad un anno dalle elezioni politiche che hanno portato al governo la socialdemocrazia.
In Inghilterra vince invece un partito antieuropeo spianando qualsiasi velleità europeista (anche critica) portata avanti negli anni passati da Blair, facendo perdere anche lì strategicamente il  Labour Party.
In Germania, i socialdemocratici che si aspettavano un balzo in avanti avendo come candidato alla presidenza il loro Martin Schultz arrivano anche questa volta dietro la Merkel, la Linke fa un risultato sotto le aspettative (essendo stata un pezzo importante dell’iniziativa per candidare Tsipras alla presidenza dell’Unione) e cosa ancora più eclatante il partito chiamato antieuropeista sfiora il 7%  ad un anno dalle elezioni che lo avevano visto non superare lo sbarramento. Tale partito non è contro l’Europa né contro l’Euro è contro i paesi del sud, contro i famosi PIGS in particolare l’Italia e teorizza che siamo noi che dobbiamo uscire non loro (facendo il paio con i danesi e in generale la destra del Nord Europa).
Conoscendo bene i tedeschi avranno bisogno di molto tempo per smaltire questi risultati.
Questo quadro ci restituisce un’immagine chiara ovvero che gli euroscettici non esistono come categoria (ognuno ha la sua di motivazione) e che in Europa la sinistra socialista e socialdemocratica non c’è più poichè paga il prezzo più alto della subalternità alle politiche neoliberiste della commissione europea e della Troika, della totale assenza di strategia e pratica alternative alla crisi e all’austerità, dell’unica proposta che già c’era prima delle elezioni ovvero la grossa coalizione anche nelle istituzioni europee.
Lo scacco nel tempo della sinistra tradizionale in Europa ha avviato processi di regressione sociale, culturale, politici che portano, nella maggioranza di tutti i paesi dell’EU dal nord al sud ad una balcanizzazione delle società europee. Chi lavora in Europa lo aveva già capito e il sindacato è stato da una parte complice dall’altra incapace di colmare tali vuoti. La cultura della globalizzazione, gli uni contro gli altri dopo essere stata sociale è divenuta modello politico.

Del resto il modello economico si traduce sempre nel modello sociale.
In questo quadro si inserisce il risultato italiano ma più di tutti il fenomeno italiano.
Negli ultimi anni siamo stati di nuovo un laboratorio in Europa soprattutto con la nascita di un movimento, quello dei 5 stelle che ha modificato le vecchie categorie politiche.
Ciò ha consentito non solo di avere un quadro dinamico ma anche di evitare ciò che è accaduto altrove. Il movimento 5 stelle, con tutte le sue contraddizioni, ha evitato che si coagulasse un grumo di rabbia e scontento di destra e xenofobo e penso che dovremmo fare molta attenzione a demonizzare e smantellare il valore che ciò ha prodotto. Il miracolo della lista Tsipras in Italia (e chi ci ha lavorato sa di cosa parlo) è un altro fattore importante così come la caduta di Berlusconi con i voti del centro destra (in gran parte) trasmigrati a Renzi.
Tutto questo  ha portato ad un risultato che in rapporto allo scenario generale europeo fa dell’Italia l’unico paese che si salva. Non sottovaluto affatto la portata sociale di questo. Sino alla scorsa settimana chiunque di noi sedesse in una riunione in Europa percepiva lo scherno, l’arroganza, a volte il vero e proprio insulto.
Quindi non tanto l’esito del voto ma la dinamica sociale restituisce un po’ di dignità a ognuno di noi che oltrepassi le Alpi.
Ma questo è tutto. La vittoria di Renzi sarà totalmente inutile se non dannosa. Non è assolutamente vero che questo risultato benché porti il PD a essere primo partito nel PSE possa avere conseguenze positive nelle decisioni politiche in Europa. Le ricette renziane  non sono affatto difformi da quelle esistenti (basti pensare alle privatizzazioni o al ruolo che vuole dare al welfare).
Renzi sarà come tutti quelli che l’hanno preceduto un utile idiota nelle mani della burocrazia elitaria di Bruxelles. Continua a dire cose impossibili quali la modifica dei trattati (i trattati per essere modificati necessitano dell’unanimità) e non potrà avere alcuna influenza maggioritaria sulle scelte della Commissione e del Consiglio né per noi né per gli altri paesi sotto austerità. Tutto questo con un Parlamento Europeo disgregato nella sua funzione e autorevolezza.
Il comunicato della CGIL dopo le elezioni non è solo scandaloso perché sdraia tutta la CGIL su un voto che non rappresenta i suoi iscritti ma soprattutto perché mette la CGIL nelle mani di Renzi, che probabilmente sarà, se continua così, quello che deciderà il prossimo segretario generale della confederazione, per non parlare dei contenuti sul futuro di Renzi in Europa e sul semestre italiano. Semestre che per esempio vedrà l’intensificarsi dei negoziati segreti sul TTIP, accordo transatlantico di libero mercato, che sarà un capestro per l’Europa, sul quale già la società civile si sta mobilitando e sul quale ci sarà bisogno della mobilitazione anche della CGIL (ma su questo tornerò in seguito con una spiegazione più esauriente su quanto sta accadendo).  Il risultato di Renzi in Italia sarà un disastro, tutti i poteri forti sono già in azione a sostegno del renzismo, l’aver pescato nei voti della destra porterà ad un debito di riconoscenza. L’ipotesi della lotta sociale viene vergognosamente archiviata. E’ una desolazione che la CGIL si sia accodata a questo scenario!
Anche perché queste elezioni ci consegnano  una speranza che certamente non è Renzi. E’ il 18% della sinistra in Spagna, il 17,8% in Portogallo, la volata di Syriza in Grecia e il risultato della Lista Tsipras in Italia  e persino nella disastrata Francia il voto di sinistra è oltre il 6%. Certo là dove le lotte ci sono state forti, di massa, alternative, hanno fatto da volano anche nell’entità del voto.
Ed è uno scandalo che la CGIL abbia come tutti ignorato il dato (forse perché non ha prodotto una lotta e quindi l’unico volano è stato a Renzi?).
Bisogna ripartire da qui, dal fatto che è possibile ricostruire una sinistra in Europa al di fuori di quello che c’è o c’era e attraverso questo processo un’altra Europa. Il gruppo GUE è l’unico che aumenta i suoi parlamentari, fatto volutamente ignorato da tutti i commentatori e li aumenta nel sud dell’Europa. Si si può ripartire a sinistra cominciando dal Sud evitando vecchi vizi e antichi errori e riconoscendo in questo caso alla società civile un ruolo certamente insufficiente nella rappresentanza ma sicuramente essenziale. 
C’è bisogno di unire tutte le forze alternative per far ripartire le lotte sociali perché è giusto che sia io, una sindacalista a far aumentare a TUTTI lo stipendio di 80 euro mensili, che ripristini i 40 anni di contribuzione, che migliori le condizioni di lavoro, che occupi le fabbriche insieme alle operaie e operai. Il giovane di età ma di vecchia scuola democristiana faccia la sua parte perché alla mia ci penso io.

Sabina Petrucci
Roma 27 maggio 2014

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