BASTA SACRIFICI! Unifichiamo le lotte!

Con il decreto “salva-Roma” il governo Renzi prosegue sulla strada dell'attacco al mondo del lavoro pubblico e privato iniziato già dai precedenti governi Berlusconi, Monti e Letta.

L’impostazione ricattatoria ricalca quella già nota, che punta tutto sulla riduzione del costo del lavoro e sull’aumento dei carichi, con l’aggiunta di un tocco di presunta legalità. Se al “salva Roma” aggiungiamo i paletti della spending review, della relazione del MEF e le difficoltà legate all’iter di approvazione del bilancio di previsione del comune di Roma, il quadro negativo è ben delineato

Dopo il blocco totale della contrattazione nazionale nel settore pubblico che dura da sei anni, deciso da Brunetta e confermato dal governo Renzi almeno fino al 2017, ora le richieste del governo puntano a svuotare tutta la contrattazione di secondo livello con il rischio di una perdita salariale di 200 euro mensili. A questo si aggiungono i 146 dipendenti che lavorano da anni per il Comune di Roma e che rischiano di perdere il loro posto di lavoro a fine giugno di fronte l’inerzia dell’amministrazione e la vergognosa richiesta di chiedere indietro ai lavoratori, come sta già accadendo a Firenze, anche il salario pregresso considerandolo non legittimo (nonostante gli accordi siano passati, come da norma, al vaglio della Corte dei Conti e dell’ARAN): un’ulteriore forzatura che rende l’idea di quanto pesante sia l’attacco.

In tutto questo il Sindaco Marino non spicca in autonomia e in un primo momento si piega ai voleri della circolare del MEF, per poi tentare di recuperare un potere negoziale imponendo la scadenza del 31 luglio (che lo sblocco della trattativa da parte del governo non aveva messo in campo) per aprire il confronto con i lavoratori sotto minaccia, così come Marchionne fece alla Fiat di Pomigliano.

Il “salva Roma” al tempo stesso condanna i lavoratori e le lavoratrici delle aziende partecipate e delle municipalizzate – ad esempio AMA, ATAC, Risorse per Roma, Farmacap e diverse altre – a subire progetti di privatizzazioni, fusioni, dismissioni e messa in liquidazione, mettendo a repentaglio centinaia di posti di lavoro (vedi i già dichiarati 300 esuberi ATAC) e puntando alla fine del servizio pubblico, con effetti devastanti sui cittadini romani.

Il “salva Roma” inserisce nel settore pubblico aspetti presenti nella legge 125 del 2013 che già prevedeva la mannaia sul salario accessorio delle aziende partecipate, anche in questo caso con il rischio di una perdita secca di almeno 200 euro mensili!

In questo “contenimento dei costi” a farne le spese sono anche le decine di migliaia di lavoratori degli appalti di cui è committente il comune di Roma o le aziende partecipate: ogni cambio di appalto rischia di trasformarsi in un bagno di sangue, e se non si perde il posto di lavoro, nelle migliori delle ipotesi si perdono diritti sull’orario e salario. In questo modo non si salva nessuno!

L’ATTACCO RIGUARDA TUTTI I LAVORATORI, L’UNICA RISPOSTA POSSIBILE È UNA VERTENZA GENERALE!

Il Comune di Roma, con i dipendenti suoi, delle aziende partecipate e degli appalti, rappresenta la più grande azienda d’Italia e per contrastare questi attacchi occorre aprire una vertenza generale, in difesa dei lavoratori del pubblico impiego, dei dipendenti delle aziende pubbliche sottoposti a progetti di privatizzazione e dei lavoratori degli appalti martoriati dai cambi appalti e dai bassi salari.

I segnali lanciati dai dipendenti comunali nelle assemblee sui luoghi di lavoro ed il 6 maggio in Campidoglio, con una straordinaria partecipazione, dimostrano che i lavoratori e le lavoratrici sono pronti alla mobilitazione e chiedono anche di ampliare la lotta e di estendere lo sciopero.

Rispondiamo con l’estensione della lotta e oltre ai dipendenti del comune di Roma coinvolgiamo i lavoratori delle Aziende partecipate e i lavoratori degli appalti.

Per questo proponiamo che lo sciopero proclamato per il 6 giugno rappresenti un primo momento di riunificazione delle lotte dei dipendenti pubblici di tutti i settori interessati e nello stesso tempo sia uno sciopero capace di parlare ai cittadini e a tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei diritti, dei servizi pubblici e dei beni comuni.

Il sindacato è un’altra cosa – Cgil

Roma e Lazio

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