Bergamo – Il segretario che vuole comandare con il 60%!
BORELLA NOMINA IL CONSIGLIO GENERALE SU SCELTA PERSONALE.
MA A QUALE TITOLO?
Chiediamo un chiarimento immediato, perchè non accettiamo favori dalle aziende
Bergamo, 15 maggio 2014
Lunedì prossimo, il 19 maggio, è convocato il direttivo della Fiom di Bergamo. È il primo direttivo dopo il congresso concluso a marzo e evidentemente si inizia molto male. Il segretario generale appena rieletto con poco più del 60% dei consensi dà subito dimostrazione di essere in totale continuità con la linea degli ultimi 4 anni, quella con la quale si è più volte arrogato il diritto di comportarsi da proprietario della Fiom.
Abbiamo saputo della convocazione del direttivo di lunedì prossimo soltanto pochi giorni fa, con scarsissimo anticipo rispetto alla data in cui è convocato, nonostante l’importanza dei temi all’ordine del giorno (avvio della elezione della segreteria e bilancio) e il fatto che non ci fosse nessuna urgenza tale da giustificare tale fretta. Tanto più che sappiamo che alcuni delegati che sostengono il segretario sapevano della data del 19 maggio già da almeno due settimane.
La cosa più grave è che oltre al Direttivo – quello formalmente eletto al congresso nel rispetto delle percentuali ottenute nelle assemblee di base, formato da 86 componenti – è stato convocato anche il cosiddetto Consiglio Generale, mai eletto e i cui componenti – circa una sessantina – sono stati nominati dal segretario generale senza alcun rispetto delle percentuali congressuali.
Le cose sono due: o il Consiglio Generale è un organismo statutario – come noi pensiamo – e quindi come tale deve essere eletto al congresso nel rispetto delle relative percentuali e non nominato dal segretario generale; oppure non lo è, ma allora non capiamo sulla base di quale principio vengono richiesti i permessi per i delegati e le delegate che ne fanno parte.
Questo è un tema cruciale, che chiama in causa non soltanto il tema, pure importante, degli equilibri congressuali ma soprattutto la trasparenza nei confronti delle associazioni datoriali. Se, infatti, il Consiglio Generale è un organo previsto dallo Statuto della nostra organizzazione deve essere eletto. Se così non fosse, ci chiediamo a quale titolo le associazioni degli industriali di Bergamo riconoscono permessi aggiuntivi a delegati scelti dal segretario generale sulla base di criteri del tutto personali.
Siccome non accettiamo favori dai padroni con i quali quotidianamente trattiamo, tanto meno crediamo sia possibile che li accetti il segretario generale, riteniamo che questa questione vada chiarita il prima possibile. Non esiteremo altrimenti a esporre la questione al Collegio Statutario della Fiom e a chiedere noi stessi alle associazioni degli industriali una verifica.
A questo si aggiunge che ad oggi ci è stato negato ogni riequilibrio nella struttura dei funzionari territoriali in ragione delle percentuali ottenute al congresso, come avviene normalmente all’interno della Cgil e in particolare della Fiom, nel rispetto – come è scritto nel nostro Statuto – del pluralismo interno. Anzi, proprio in questi giorni, veniamo a sapere che una delle funzionarie oggi in carica viene sostituita da un nuovo funzionario, sempre espressione della maggioranza che sostiene il segretario generale.
Se peraltro stiamo a quanto uscito sui giornali locali in questi giorni – mai smentito dal segretario generale – anche la proposta della segreteria rischia di avvenire a colpi di maggioranza.
Se il segretario generale della Fiom di Bergamo pensa di avviare la gestione dei prossimi quattro anni in questo modo, sappia che noi non ci stiamo. La Fiom non è proprietà di nessun segretario generale né di alcuna maggioranza e non è verosimile che Borella eletto con il 60% dei consensi pensi di comandare la struttura ignorando il restante 40%.
Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini nell’ultimo Comitato Centrale ha usato parole durissime nei confronti di questo modo di gestire le strutture territoriali, condannando giustamente quanto recentemente avvenuto nella Fiom di Treviso. Non è però possibile che ci siano due pesi e due misure e quello che non va bene a Treviso, sia impunemente praticato a Bergamo, come peraltro negli ultimi quattro anni è sistematicamente avvenuto. Invitiamo quindi pubblicamente la Fiom nazionale a partecipare al direttivo del 19 maggio e prendere posizione.
Simone Grisa, Beppe Severgnini, Eliana Como e le delegate e i delegati di Il sindacato è un’altra cosa – Fiom Bergamo
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